Pure negli anni ‘30 la Svizzera era sotto pressione per il segreto bancario

SvizzeraForse le nuove generazioni non lo ricordano, ma negli anni ‘30 la Svizzera si è trovata in una situazione analoga a quella attuale. All'epoca, proprio come oggi, il Governo elvetico era sotto pressione a causa dei beni non tassati depositati nei conti delle banche svizzere. Come si gestì allora la situazione? Nel 1935 fu elaborata la legge sul segreto bancario. Da lì in avanti la trasmissione d'informazioni bancarie era considerata punibile.

Per la serie la storia si ripete, la Confederazione si trova di nuovo a dover affrontare la questione, questa volta, però, anziché studiare un modo per tutelare il pilatro su cui si fonda l'intero sistema bancario rossocrociato, si è vista costretta a piegarsi e a collaborare con i Paesi esteri ammorbidendo quel segreto istituto nel lontano 1935.

Come può essere spiegata questa differenza di comportamento?

Come sottolinea il "Tages Anzeiger" a questa domanda si potrà rispondere solo fra qualche anno, quando i tasselli della storia saranno sedimentati. Alcune valutazioni, però, possono già essere pronunciate, per esempio indicando tre sostanziali differenze fra l'attuale situazione e l'inizio del secolo scorso.

In primo luogo c'è da considerare il ruolo degli Stati Uniti. Nel 1930 le banche svizzere erano reputate fondamentali per la gestione transfrontaliera delle risorse. Il banchiere svizzero Felix Somary nel 1929 scrisse: "A Zurigo siamo considerati i gestori patrimoniali migliori del continente." In realtà i clienti provenivano quasi tutti dai paesi vicini, dalla Germania e soprattutto dalla Francia dove l'evasione cominciò a diffondersi già prima della Prima Guerra Mondiale, principalmente nel 1920 con il graduale aumento di potere della Germania. Costi di guerra, disordini politici e iperinflazione hanno dato fiducia alla Svizzera. La Grande Guerra, nella storia bancaria elvetica, rappresenta dunque uno spartiacque.

Il secondo fattore da considerare è l'unità dei paesi europei: nel periodo tra le due guerre furono Germania e Francia a spingere maggiormente per ottenere il rimborso di quei beni sfuggiti dalle maglie del fisco. Ci provarono anche nel quadro della Società delle Nazioni convinti di esercitare maggiori pressioni e di far rispettare le regole internazionali, ma quando Paesi Bassi e il Regno Unito stipularono un'alleanza con la Svizzera tutti gli sforzi divennero vani.

Terza e ultima osservazione, lo stile politico. Negli anni che sono intercorsi tra i due conflitti mondiali tutti i Paesi hanno presentato i loro conti. Ormai la Società delle Nazioni era diventata un'istituzione troppo debole. Gli Stati Uniti non ne fecero mai parte e nemmeno l'Unione Sovietica fino al 1934, Germania e Francia erano divise su molti temi. In questo contesto era più semplice per ogni Nazione, svincolata da trattati internazionali, intrattenere rapporti di politica estera con realtà più piccole come la Svizzera. La verità è che il mondo gira sugli interessi economici e politici dei grandi Stati che si annoverano il diritto di decidere su e per gli altri. È proprio quando qualcosa non va alle grandi potenze che queste influiscono sulle politiche degli Stati che gravitano intorno a loro.

Bisogna tener conto che le persone che hanno vissuto la prima guerra mondiale non si fecero illusioni sulla stabilità dell'Europa negli anni a venire e si prepararono per i tempi difficili, rifugiando i loro beni nelle piazze più sicure per proteggere le sostanze utili alla sopravvivenza. Le generazione oggi al timone, hanno vissuto senza grandi crisi. Forse quella attuale sarà un "momento cruciale" per la futura politica come lo fu il 1930. Oggi però non è ancora possibile dare risposte certe. Ai posteri l'ardua sentenza.

Fonte: ticinofinanza.ch